Lo Spazio

 

Questo locale, situato nel quartiere di Pitigliano chiamato “ GHETTO” perché proprio quello era, il quartiere dove viveva una consistente comunità di ebrei e dove ancora oggi si può ammirare a pochi metri dal Magazzino, la sinagoga.La gente di Pitigliano ricorda questo posto come il frantoio, con il restauro si è infatti messa in vista la macina per la produzione di olio di oliva, sicuramente fino agli anni “60 il frantoio era in funzione, la data impressa nella macina di pietra cita il 1895. 
Il restauro è avvenuto in seguito all’acquisto da parte della falegnameria Giustacori di questo locale negli anni “90. I due fratelli Giorgio e Fabrizio, hanno voluto rispettare e valorizzare lo spazio esistente lasciando in evidenza le testimonianze di ciò che il locale stesso era stato prima di allora, per questo il pavimento è stato fatto in legno, costruito in maniera da non soffocare con cemento il sottostante pavimento, dove è visibile ancora adesso un pezzo dei vecchi mattoncini rossi dell’epoca del frantoio, e una fornace, fatta anche quella di mattoni, di epoca molto antecedente , presumibilmente usata per la cottura di oggetti in ceramica.
Nella stanza adiacente il pavimento originariamente in terra battuta, presenta adesso a vista un tipico “ butto”, cisterna 
etrusca scavata nel tufo, usata come discarica per la spazzatura giornaliera.I butti venivano chiusi una volta pieni e scavati di nuovi più in là, In questo in particolare sono stati trovati dei pezzetti di vasellame di ceramica di nessun valore artistico, ma testimonianza della vita precedente in questo luogo, sono esposti in una nicchia anch’essa originale e visibile a tutti i visitatori. Si presume inoltre che , essendo il locale a fianco adibito anticamente a chiesa , della quale si possono ancora vedere degli affreschi , il “ Magazzino” fosse: o la navata laterale di quella chiesa, parliamo degli anni intorno al 1500 circa, o la cucina del monastero sovrastante.
Lo spazio chiamato da subito dopo il restauro “Magazzino Giustacori” è stato negli anni a seguire centro di iniziative culturali di cui si può vedere ancora nel web testimonianze , come presentazione di libri, mostre di pittori e scultori,musica dal vivo, e da ultimo un piccolo circolo per la visione di film .
Adesso ci siamo noi, lo spazio che ad un certo momento forse è servito per cuocere degli oggetti di ceramica, accoglie ceramiche moderne, non di rado sarete accolti da persone che hanno le mani sporche di argilla, perché stanno lavorando proprio lì ad una creazione che uscirà magari solo per essere cotta e diventare un pezzo da esporre nel “Magazzino Giustacori”. 

Ulteriori notizie ci sono state gentilmente fornite  dal professor Angelo Biondi, studioso ed esperto della storia e delle tradizioni di Pitigliano e dintorni.

OSPEDALE E CHIESA DI S.ANTONIO DI PITIGLIANO
In questi ampi locali ebbe sede per secoli l’Ospedale di S.Antonio, il più antico di Pitigliano, del quale abbiamo notizie almeno dal XV secolo.
L’Ospedale, che aveva stanze con letti divise per uomini e per donne, aveva accanto una chiesetta dedicata anch’essa a S.Antonio, per i bisogni spirituali degli ammalati.
L’Ospedale era gestito da una Confraternita dello stesso nome, che vestiva con cappa nera. 
I pitiglianesi erano così attaccati a questa istituzione, che la Confraternita di S.Antonio fu a lungo la più numerosa di tutte quelle esistenti in Pitigliano.
Anche il Comune di Pitigliano ebbe sempre attenzione verso questa opera pia, tanto che i suoi locali, oltre all’Ospedale, poterono ospitare una scuola di Lettere, istituita dalla stessa Comunità.
Tale era la partecipazione del popolo verso questa istituzione, che certe volte qualche stanza libera fu utilizzata anche per attività ludiche poco compatibili con la destinazione ospedaliera.
In tali casi il Vescovo intervenne per interdire queste attività e ripristinare le condizioni indispensabili per conseguire la finalità principale dell’assistenza sanitaria.
L’Ospedale di S.Antonio svolse la sua funzione per tutto il XVI e XVII secolo e buona parte del XVIII, anche in periodi ricorrenti di epidemie e di guerre, che portarono un alto numero di degenti e richiesero sforzi umani e organizzativi straordinari, fino alle riforme illuministiche settecentesche di Pietro Leopoldo di Lorena nel Granducato di Toscana.
Con tali riforme vennero abolite tutte le Confraternite e i vari enti di assistenza (compresi l’Ospedale e la Confraternita e di S.Antonio di Pitigliano), i quali nel 1785 dovettero confluire localmente nella sola Congregazione di Carità, avviando così l’assistenza sanitaria in Toscana verso una moderna organizzazione più consona ai tempi nuovi.
Prof. Angelo Biondi